Perché i medici vengono da Venere e gli informatici da Marte?

da corriere.it

di Paolo Ottolina e Luigi Ripamonti

I sogni dei 15enni. Le ragazze si vedono medici e veterinari, per i ragazzi prevalgono le professioni scientifiche e l’informatica. Due esperti analizzano il perché

I ragazzi che a quindici anni si sognano ingegneri e/o informatici o scienziati in generale sono più del doppio delle ragazze. Se si riduce il campo di analisi alla sola tecnologia lo scarto maschi/femmine è impressionante. Quasi il cinque per cento dei ragazzi vede il proprio futuro in questo campo, solo lo 0,4 per cento se si tratta di ragazze. Sono i dati contenuti nell’ultimo Pisa in Focus presentato lunedì 27 febbraio, il rapporto che approfondisce uno dei tantissimi aspetti del mondo dell’educazione scandagliati nel Pisa 2015.

Gli esperti dell’Ocse-Pisa, oltre a chiedere ai ragazzi e alle ragazze di rispondere alle domande di matematica, italiano e scienze, li hanno interrogati anche sui loro sogni e le loro aspettative. Come ti vedi a 30 anni? Le risposte hanno fotografato una realtà che già in parte si conosce. Le ragazze dominano nelle professioni mediche, dal dottore al veterinario all’infermiera, per il ragazzi invece è la tecnologia a interessarli. Ed è un doppio fenomeno che nel giro di una generazione ha trasformato due professioni: quella medica e quella tecnologica.
Perché i medici vengono da Venere
Chi ci curerà domani? Un medico, un computer, un amministratore? Partiamo dall’auspicabile ipotesi che si tratti ancora di un medico. Che medico sarà? A quali istanze dovrà rispondere? Che rapporto potrà avere con i malati? Nella diagnosi sarà forse aiutato da computer sempre più potenti, nella terapia da algoritmi decisionali sempre più cogenti, filiazione della proliferazione delle linee-guida, a loro volta generate dalla moltiplicazione delle variabili prodotte dalla iperpersonalizzazione della medicina.
(di Luigi Ripamonti) A ogni paziente il suo farmaco, in base ai suoi marker biologici e psicosociali e alle sue caratteristiche fisiche, svelate da tecniche di imaging sempre più potenti e raffinate. Una complessità che però potrebbe presentare il conto con una progressiva depersonalizzazione del rapporto fra curante e curato, che ha già preso l’avvio nella seconda metà del secolo scorso con la progressiva tecnologizzazione della medicina.
Una trasformazione che ha portato il medico a vedere sempre di più il paziente come somma di organi e il malato, dal canto suo, a vedere il medico non come punto di riferimento ma come tramite di smistamento verso strumenti diagnostici e specialisti. Ma chi fa il medico sa bene che in realtà l’esigenza dei pazienti non è soltanto quella di essere guariti, ma anche quella di non essere lasciati soli nei momenti cruciali, quando il dottore non può essere solo un tecnico ma deve essere una persona capace di conoscere, comprendere e condividere. In un mondo che si sta tramutando sempre di più nella propria rappresentazione, fatta di immagini, dati, comunicazioni virtuali, la professione medica avrà la possibilità di rimanere tale ed evolvere in arte quanto più rimarrà corroborata da una spiccata sensibilità.
Per questo è da celebrare la preferenza femminile per la facoltà di medicina. Perché sempre più di medici donna ci sarà bisogno in futuro. Medici che, in generale, per natura, storia, cultura, ci si aspetta siano più capaci di accoglienza, ascolto, empatia. Scrive Luca Doninelli ne “Le cose semplici” (Bompiani 2015): «Il simbolo femminile è più universale di quello maschile e in una situazione disastrosa è naturale che l’umanità disorientata si fidi più di una donna che di un uomo. La vita è tutta una questione di affidamento e tutti gli uomini associano la figura femminile a un’idea di protezione, sicurezza, casa, oltre che di maternità».
Perché gli informatici vengono da Marte
(di Paolo Ottolina) A quante donne avete chiesto di aggiustare la stampante? Quanti volti femminili pensate di vedere a una conferenza stampa sull’ultimo smartphone? (risposta: pochi, pochissimi). Perché l’amico che conosce tutti i trucchi di Windows è sempre un amico e quasi mai un’amica? D’accordo, come per tutti gli stereotipi non mancano, per fortuna, eccezioni. Ma che il mondo dei bit eserciti una fascinazione assai maggiore sulla metà maschile del cielo resta non di meno vero. Anche in un’epoca in cui le teenager hanno confidenza con smartphone, Instagram e YouTube quanto (e più) dei loro compagni di classe. Per spiegarlo pensate a una serie tv di successo come «The Bing Bang Theory». Prendete il protagonista, il geniale e socialmente impedito Sheldon Cooper. Un tipo pieno di ossessioni che scolpiscono a tutto tondo la sua figura di nerd, anzi di super-nerd. È difficile immaginare una versione femminile di Sheldon.
Nella serie a un certo punto arriva una sorta di suo alter-ego in rosa, Amy Farrah Fowler, con cui poi Sheldon si fidanzerà. Ma Amy, che pure è una neurobiologa in carriera, non sa a memoria la saga di Star Trek né conosce a menadito tutte le bandiere del mondo (alcune delle divoranti passioni di Sheldon). È più che altro una secchiona con problemi di solitudine, non un vero nerd che investe il suo stipendio in albi a fumetti o statuine dei super-eroi. Perché questo tipo di cose rientrano perfettamente nella casistica dell’universo maschile, assai meno in quello femminile. E accanto a fumetti, fantascienza e fantacalcio, l’informatica (e dintorni) sta sicuramente nella top 5 delle cose per cui noi maschi buttiamo un sacco di tempo.
Ci sono là fuori ragazze che hanno costruito da sé gli ultimi 5 computer di casa e altre che conoscono a memoria le specifiche tecniche dei 20 smartphone più venduti in Italia. Ma non ne ho mai incontrate. Per fortuna, dirà qualcuno, visto che probabilmente quelle che non passano le serate a vedere i keynote di Apple hanno di meglio da fare. Però se poi anche i test Pisa certificano i danni di quella che sembra solo una innocua differenza tra le due metà del cielo, allora è meglio non sottovalutare la faccenda.



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