CLAMOROSO!! Ecco chi inventa le bufale!

Nel dibattito su bufale, balle e post-verità innescato dalle parole del presidente Mattarella nel messaggio di fine anno e dalla proposta del presidente dell’Antitrust, Pitruzzella, penso che occorra chiarire un punto…………….

Se state leggendo queste righe siete caduti nella trappola! 🙂 😉 🙂

Questo è un esperimento “didattico”… fa vedere in pratica come sia possibile costruire una “notizia” che è una “non-notizia” ma che richiama click. Il titolo è volutamente roboante e non dice nulla, se uno è incuriosito deve leggere l’articolo, una volta entrato il gioco è fatto! Il click è stato “rubato”…

Se volete collaborare all’esperimento condividete su Facebook questo articolo, senza mettere nessun commento… tra una settimana vi dirò quanti click ha avuto, e quanti sono stati in più rispetto la media degli altri articoli che pubblico. Grazie!

Siccome, però, il tema è serio riporto in calce quanto dichiarato dal Presidente dell’Antitrust Pitruzzella e da Enrico Mentana:



da imolaoggi.it

Il problema delle bufale che circolano in Rete “esiste, poi le soluzioni possono essere varie. Con la mia intervista io volevo sollevare un tema: nella libertà di espressione è compreso il diritto alla menzogna?”. Lo ha detto il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, intervenendo a ‘Radio anch’io’ su Radio Uno, sottolineando come le sue parole non si limitassero alla politica ma anche ad altri campi. Due esempi su tutti: la disinformazione sui vaccini e la vicenda della 31enne suicida per i video hard diffusi in Rete.

“Non ho mai parlato di un’autorità che controlli la rete o di censura – precisa – ma quando esistono vicende che riguardano bufale, siamo sicuri che non ci vogliamo dare delle regole per intervenire e stabilire un po’ di ordine? Siamo sicuri che le attuali procedure giudiziarie rispettino i tempi di discussione della Rete? Occorre un intervento più veloce” anche “da parte degli stessi giudici” attraverso “regole più rapide”.

Anche perché “oggi i tempi della legge sono ancora troppo lenti rispetto alla Rete”. In ogni caso, Pitruzzella si augura che “il dibattito continui con toni civili e pacati”. adnkronos

Bufale web, Mentana: “Controlli dannosi e inutili. Basterebbe vietare l’anonimato”

da ilfattoquotidiano.it

di Virginia Della Sala

Su carta bianca lasciata a tutti, si scrive di tutto. È come la porta del bagno dell’autogrill: ci si può trovare impresso l’appello alla pace nel mondo così come ‘mia cugina è una prostituta’. Fa parte del sacrosanto diritto della libertà di espressione, che non può essere represso, ma al massimo regolato”. Enrico Mentana, direttore del tg di La7, nel 2016 ha coniato e diffuso il termine “webeti” per indicare il populismo spicciolo e le polemiche gratuite dei commentatori online.

Mentana, il presidente dell’Antitrust propone un’agenzia pubblica che monitori le notizie false sul Web. Che ne pensa?

In generale sono contrario alle censure e alle sanzioni. Non sono contrario, però, all’idea di un organismo di fact checking, ma deve valere per tutti i settori, non solo per il Web. L’informazione deve essere verificata a ogni livello, per ogni organismo che possa diffondere notizie false. Per farlo, però, dovrebbe esserci un esercito: è questo il problema di fondo dell’idea di un ente pubblico. Sarebbe più agevole che agisse il sistema che veicola le informazioni o i commenti, da Facebook a Google.

E basterebbe?

No. L’unica arma davvero efficace è l’identificazione diretta. Dovrebbe esserci l’obbligo di certificare la propria identità e quindi di essere riconoscibile. Capita che si esprima il proprio pensiero e ci si ritrovi commenti del tipo “stai zitto bastardo di merda”, firmato da XYZ. Indenunciabile. L’identità non può essere nascosta: puoi essere libero di dire ciò che vuoi, ma devi metterci nome e cognome. Il vero nemico, in una società libera, è l’anonimato.

Spesso i siti che diffondono notizie false sono anonimi.

Esatto. Chi fa informazione ha dei vincoli, tra cui quello della responsabilità del direttore anche sul lavoro dei propri giornalisti. Se si costringesse chi è sul Web a essere raggiungibile e identificabile, non ci sarebbe bisogno di alcun ente censore che, oltretutto, genererebbe una lunga sfilza di contenziosi, decenni per decidere chi abbia ragione ed eventuali tribunali civili. Se qualcuno volesse avvelenare i pozzi, dovrebbe metterci la firma. Dovrebbe esserci un social network nazionale, a cui ci si registra con nome e cognome e dove puoi anche scrivere “sei un coglione” o che Berlusconi è incensurato, ma firmato.

L’informazione corretta rischia di essere sfiduciata?

Il sistema d’informazione sta trasmigrando sul Web e lì deve trovare un nuovo equilibrio. Ma quell’informazione è fondamentale perché è certificata dal mittente. Può anche diffondere una baggianata: ma se ne conosce l’autore e può essere sanzionato. Anche non comprando più il giornale. In politica è sempre esistita un’informazione non certosina: nascondere la trave nell’occhio amico e cercare la pagliuzza altrui. Però non esiste che un articolo non firmato la passi liscia se diffama una persona. Oggi pretendiamo trasparenza su tutto, anche sulla provenienza del riso. È impensabile che non sia lo stesso per l’informazione. .

Crede che le fake news abbiano influenzato l’elezione di Trump o l’esito dei referendum, italiano e inglese?

L’informazione negativa influenza sempre in qualche modo una campagna elettorale. Si pensi a quella su Berlusconi, fatta per anni. Altro discorso è invece il macigno sulla “post verità”: sulle elezioni americane, dall’Italia, era chiaro che le informazioni contro Trump fossero molto più numerose di quelle contro la Clinton. È ridicolo oggi raccontare il contrario. Otto anni fa si leggevano articoli su quanto fosse fico Obama perché usava i social network per la sua campagna. E oggi? Capovolgiamo il concetto solo perché ha vinto Trump? Il termine post truth è da un lato troppo ingenuo, dall’altro troppo ingegnoso. E comunque è troppo generico. Non è altro che la balla dell’altro, mentre la tua, di balla, passa come una considerazione. Il voto, in realtà, è viscerale: il ritratto arriva dopo. Accattivante o repellente che sia.



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